La cooperazione allo sviluppo negli ultimi decenni ha ottenuto grandi successi: ad esempio, oggi nel mondo il numero di bambini che muore nei primi anni di vita è nettamente diminuito rispetto al passato. Ora, però, la crisi climatica e le guerre in Sudan, a Gaza e in Ucraina minacciano la vita di molte persone. Inoltre, a causa delle conseguenze della pandemia e dell’inflazione, che ha raggiunto picchi record, sono tornate per la prima volta dopo molto tempo ad aumentare significativamente anche le disuguaglianze sociali a livello mondiale. I progressi globali per ridurre la fame sono in fase di stallo. Dalla seconda guerra mondiale, non sono mai stati così tanti i bambini bisognosi di aiuto. Non possiamo abbandonarli. È irresponsabile che la Svizzera voglia risparmiare sui più poveri e operare tagli massicci alla cooperazione allo sviluppo proprio ora.
La cooperazione svizzera allo sviluppo, coadiuvata dai partner in loco, migliora le prospettive della popolazione locale: assicura l’approvvigionamento a lungo termine di acqua potabile e generi alimentari sani. Promuove una migliore istruzione e migliori prospettive economiche. Infine, rafforza la società civile e la pace. Nei Paesi più poveri del mondo, grazie alla rinnovata cooperazione nel corso degli anni si stanno ottenendo effetti misurabili e duraturi. I tagli alla cooperazione allo sviluppo smantellano progetti avviati con successo e mettono a rischio il successo dei partenariati a lungo termine.
L’intenzione del Consiglio federale è risparmiare nella cooperazione allo sviluppo ordinaria per compensare ciò che la Svizzera spende per l’aiuto all’Ucraina. Ciò tuttavia non è giusto nei confronti di chi vive nei Paesi più poveri, che si ritrova abbandonato. La Svizzera dovrebbe invece stanziare ulteriori fondi per l’importante aiuto all’Ucraina senza ridurre la cooperazione allo sviluppo già in atto. Questa opzione non solo è praticabile, ma è addirittura prevista dalla Costituzione per situazioni straordinarie, come in caso di guerra in Europa.
Proprio la ricca Svizzera, tra tutti i Paesi, intende ridurre radicalmente i fondi destinati alla cooperazione allo sviluppo. Né le nostre organizzazioni partner locali né i Paesi alleati con noi nella lotta alla povertà globale comprendono le ragioni di tale mossa. Parecchi anni fa questi stessi Paesi, insieme alla Svizzera, si sono posti l’obiettivo di investire lo 0,7% del loro reddito nazionale lordo (RNL) nella cooperazione allo sviluppo, nell’aiuto umanitario e nella promozione della pace. La Svizzera, invece, in futuro spenderà solo lo 0,36% del suo reddito nazionale lordo per gli aiuti all'estero - una cifra vergognosa rispetto ad altri Paesi europei.
Le organizzazioni non governative (ONG) svizzere s’impegnano quotidianamente in più di 130 Paesi, assieme alle loro organizzazioni partner, per far sì che le popolazioni abbiano delle prospettive, malgrado le circostanze avverse. Collaborano quindi da pari a pari con la società civile del Sud globale e la popolazione locale. I loro progetti, che oltre alle donazioni di persone private e istituzioni sono sostenuti anche dalla cooperazione ufficiale svizzera allo sviluppo (DSC e SECO), ottengono dei risultati notevoli. Lo scorso anno, già solo le organizzazioni che portano avanti questa campagna hanno potuto migliorare durevolmente le condizioni di vita di quasi 15 milioni di persone.